Vita da bici

Vita da bici

Piazza San Giacomo.
Proprio qui doveva lasciarmi? Con tutte le postazioni libere che ci sono! Proprio qua, con tutti questi piccioni che mi scagazzano sul sellino. Pensa positivo, respira, pensa positivo. Beh… Di positivo c’è che con il sellino sporco di certo oggi non dovrò lavorare, ma insomma preferisco avere qualche sedere grasso sul sellino che una cacca. Maledetti uccelli e maledetto quello che mi ha riconsegnato qui! Venti pedalate più in là ed eravamo in Via Matteotti dove gira una bella arietta, i clienti sono cortesi e i piccioni non ci sono.
Ma ormai è tardi per lamentarsi. Sono bloccata qui. E chissà per quanto tempo ancora.
Accanto a me c’è bicicletta numero 17 che dalle ruote sgonfie si vede che ha fatto il turno di notte. ‹‹Tutto bene?›› le domando.
‹‹Non me ne parlare… Tutta la sera tra locali, feste, casa di sconosciuti e poi qua in Piazza San Giacomo. Non esiste posto peggiore!›› risponde.
‹‹Fortunatamente almeno io la notte non lavoro quasi mai››, le dico, ‹‹i clienti che mi preferiscono sono le signore con le borse della spesa e guarda, non puoi immaginare cosa mi è successo. Avevo appena fatto i raggi con messa in piega e colore a 45 euro da Biro’s Bike, quando ieri pomeriggio una signora mi ha piegato tutti i raggi con le cassette dell’acqua, che io dico, va bene l’ecosostenibilità, ma usare ancora la macchina ogni tanto, no? Intanto chi ci rimette siamo noi biciclette a noleggio. Eh sì, perché ormai nessuno le compra più le bici, figurati te le rubano dopo 20 minuti dall’acquisto, tutti a pedalare a noleggio allora››.
‹‹Mi trovi pienamente d’accordo, mia cara. Io speravo avessimo vita più facile da quando hanno messo quelle biciclette prenotabili con lo smartphone, e invece no, c’è chi le trova troppo piccole e chi ancora preferisce il vecchio sistema a tessere ricaricabili, come noi, collega››, mi dice con un tono più pacato del mio, forse di rassegnazione.
‹‹Sì, ma non si può, che mettano almeno un regolamento. Qua i ragazzini fanno le impennate e il giorno dopo hai la nausea per una settimana. E almeno stabilire un limite di peso. Non ho più l’età per portare a spasso signori e signore di 90 kg tutto il giorno. Un po’ di buon senso››, ribatto sempre più infastidita.
‹‹Ma cosa ci vuoi fare? Licenziarti? Dove trovi lavoro al giorno d’oggi… Dai retta a me, siamo ancora fortunate››, mi risponde.
‹‹Io ho sempre sognato di essere una bici da corsa. Non questa fine qua. Le bici da corsa sono sempre pulite e coccolate, con i raggi sempre fatti, le gomme gonfie, l’olio del manubrio sempre nuovo, il sellino senza graffi e poi il proprietario è geloso della sua bici, questo significa che ti devi abituare a un solo padrone e per di più educato e che ti rispetta, niente incapaci a pedalare, niente ragazzini, niente signore con la spesa. Che sogno sarebbe!››
‹‹E se con il padrone non vai d’accordo? Non hai pensato a questo? Almeno qua hai la possibilità di cambiare e non sai mai chi ti capita, alcuni clienti sono gentili, ti puliscono sellino e manopole prima di salirci sopra. E poi i ciclisti professionisti sono dei grandi spendaccioni, tempo un anno e ti rimpiazzerebbero con una bicicletta nuova e tu sai che fine faresti?›› mi domanda.
‹‹La cantina o la soffitta, immagino››, le rispondo.
‹‹Sì, se sei fortunata. Altrimenti finisci abbandonata in qualche angolo remoto della città e piano piano ti portano via tutto. Iniziano dalle ruote, poi il sellino, poi il manubrio, insomma rimani lì tutta la vita senza testa, gambe e braccia, finché qualche buon’ anima ti porta dal demolitore e finiscono le tue sofferenze››, mi racconta con tono sconvolto.
‹‹Meglio qua insomma››, le dico.
‹‹Esatto. Quindi sei sicura di volerti licenziare ancora?›› mi chiede con tono interrogativo.
‹‹No, hai ragione. A sto punto meglio sperare che qualche piccione mi faccia la cacca sul sellino o che la ruota si buchi così vado fuori servizio e per un po’ riposo. Eh sì, Mi servirebbero proprio un po’ di ferie!››