La caduta di casa Croce

La caduta di casa Croce

Adelaide Ventre in Croce giaceva agonizzante sul talamo nuziale. Al capezzale Benedetto, ottuagenario proprietario della rinomata Libreria Croce. 

«Betto, ti supplico» sussurrò la donna al marito «segui il nostro ragazzo… giuramelo…»

«Te lo giuro Adelaide, anche se tu sai come la penso… a stargli troppo dietro, lo abbiamo fatto venire un rincoglionito…»

«Non essere» e trasse un quasi mortal respiro «troppo critico nei confronti di Pippo»

«Ma quale troppo critico e troppo critico… ti sei dimenticata quando da bambino al posto delle favole gli leggevi  i sonetti d’amore di Pablo Neruda. A lui si inumidivano gli occhi e nascondeva la testa sotto il tuo braccio?»

«E tu, vecchio fascista» tossì la moritura «che gli propinavi l’Arte della Guerra di Sun Tzu!»

Espressa quest’ultima recriminazione, la donna volse lo sguardo verso la lampadina da quindici watt e spirò.

(Si osservi una pausa in silenzio in segno di rispetto)

Nel frattempo, Pippo era rimasto in libreria a strenuo baluardo del bene familiare. 

Giocherellava con una copia rarissima di ‘Moby Dick’ della Arion Press con le incisioni di Barry Moser.

Quel libro valeva una fortuna, era stato scelto tra le cento edizioni più belle del ventesimo secolo, ed esistevano solo pochi esemplari.  Benedetto Croce aveva ceduto quasi tutti gli altri volumi della sua collezione per entrarne in possesso. 

«’Giorno…»  Fece il suo ingresso nella libreria una tizia con i capelli viola, degli enormi wyfarer della ray ban sui quali erano montate spessissime lenti da vista, un cane-mosca al guinzaglio, uno spolverino precariamente allacciato per via dell’evidente difetto di allineamento asola-bottone.  Aveva un ago, completo di filo da imbastire, appuntato sul petto.

«Dica… avete per caso… come si chiama quel libro che leggono sempre i principali… il Sior Stefano e il Sior Domenico… li conoscerà senz’altro… sa, quelli amici di Madonna?  Mi pareee… »

«Ingannevole è il cuore di J. T. Leroy?» azzardò Pippo, che non disdegnava Novella 2000 e conosceva i gusti dei vip.

«Che? No, mi pare sfumature di qualche cosa di scuro… boh?»

Il cane mosca alzò la zampetta e marcò il territorio.

Pippo guardò inorridito la macchia gialla e liquida che si espandeva sul parquet antico. Pensò all’imminente avvento paterno e alla ramanzina che gli avrebbe riservato se solo avesse trovato quella deiezione. 

Il cane mosca flesse le zampe posteriori e estrasse da sé  anche un cilindrico ricordino dal nauseabondo afrore. 

Basta, questo era troppo! Pippo strappò alcune pagine del Moby Dick della Arion Press con le incisioni di Barry Moser e vi raccolse gli escrementi. 

Nel chinarsi però sentì  lo strap dei pantaloni di vigogna. 

Gli si erano aperti sul cavallo, scucendo dalle terga fino alla patta anteriore. 

La tizia con i capelli viola esclamò «Oddio che casino, me dispiace, me dispiace, lasci fare a me… so sarta»

E detto questo si buttò a carponi innanzi all’uomo. Prese l’ago che aveva sul petto e con lesto vigore si dedicò a un repentino rammendo.  

Purtroppo però, non vedendo affatto bene,  affondava i colpi e, a ogni giro di filo, pungeva l’apparato riproduttivo di Pippo.

Quest’ultimo, in piedi davanti alla donzella accovacciata, emetteva un  lamento per ogni puntura. 

«Ah, ah, ah». Per il dolore, la mano dell’uomo stringeva e sgualciva le pagine del  Moby Dick ancora attaccate al volume. 

In quel momento entrò Benedetto, foriero della  triste ambasciata circa la dipartita di Adelaide.

«Tua madre è mor…» 

Quando vide Pippo gemere e battere i piedi, con una donna inginocchiata davanti a lui intenta a eseguire ritmici  movimenti ripetuti della mano e vicinissima con il viso al punto X del figlio , restò di stucco. 

Ma per poco. 

Il cane mosca  lo toccò con la zampina anteriore. Portava in bocca un foglio sporco di feci  sul quale si intravedeva un’incisione dorata di Achab che arpionava la Balena Bianca. 

Si accorse allora dello scempio perpetrato ai danni del “suo tesssoro”. 

Qualcosa si spezzò nel petto del vecchio.  Tecnicamente fu vittima d’infarto fulminante del miocardio. 

Cadde a terra stecchito. 

Pippo pensò che finalmente sarebbe diventato il padrone della baracca.

La sarta che non si era accorta di nulla si alzò. « Ecco ho finito… per sicurezza jo  fatto un bel punto a croce. Ma permetta che me presenti… Zirconi Jessicah, con l’h» e gli porse la mano completa di ditale.

«Encantado» replicò il ragazzo «Mi chiamo Croce, Pippo Croce, come il punto.»

La trilogia delle Sfumature fu il primo dei tanti regali che Pippo fece a Jessicah. 

 I tre volumi, in edizione economica, ancora oggi raccolgono polvere sulla libreria Stolmen di Ikea (euro 79.90).

Jessicah non li ha mai neppure sfogliati: un impegno troppo arduo da affrontare. 

Tanto prima o poi Sky proporrà la serie in tv e allora, magari a puntate, Jessicah e Pippo sul divano Klippan di Ikea (euro 135,90) se ne gusteranno la visione.