Nella luce del tramonto

Foto di una coppia

Nella luce del tramonto

Parlami, ti prego.

Adele guardò oltre i vetri della finestra del salotto. Una moltitudine di gocce di pioggia stava appannando tutto quello che si trovava là fuori. Dense nubi scure stavano riversando sulla città il proprio malessere.

Attese per un po’ un segno che non si palesò. Si sedette sul divano, avvolgendosi nella morbida mantella di lana. Ne sentì il tepore sul corpo, come un abbraccio a lungo desiderato.

Da diverso tempo lui non le mandava un segno. Aveva imparato a guardare, Adele. Ad ascoltare e a riconoscere i più piccoli e apparentemente banali dettagli della quotidianità, veri e propri miracoli nascosti ovunque intorno. Ogni minimo segno – che si trattasse del suono di una parola, del profumo vivido dell’erba appena falciata o dell’armonia cromatica di un quadro – era per lei un orizzonte in più verso cui rivolgere la mente, uno scorcio improvviso su nuove sensazioni. In ogni dettaglio lei percepiva un suo messaggio.

Parlami, ti prego…

Amore mio. Sono qui. Sei così pallida e stanca. Non ti prendi cura di te, non va bene. Hai smesso persino di scrivere, di uscire con gli amici. Non sopporto di vederti così. Devi essere forte, devi reagire.  Non avrò mai pace sapendoti sola e persa in questo mondo. Continuerò a mandarti segni. Non ti lascerò finché non ti saprò al sicuro, te lo giuro.

Adele si appisolò senza accorgersene. Fu risvegliata d’un tratto dal rumore di un tonfo proveniente dalla stanza accanto. Il cuore le balzò in gola. Andò nello studio. Ai piedi della scrivania, il suo primo libro. Le riapparve, nitido, il viso di Manuel dai ricordi più preziosi che custodiva:

‒ Sei il mio orgoglio! La mia ragazza è una scrittrice famosa adesso! ‒ aveva esclamato tenendo alto sopra la testa il romanzo che l’aveva messa a dura prova per mesi interi. Gli occhi gli brillavano. Senza di lui non sarebbe mai riuscita a terminarlo. Aveva sempre creduto in lei.

Adele ricordò il tocco delicato delle grandi mani sul suo viso, quella carezza gentile che le aveva sfiorato la pelle e soprattutto l’esistenza, rendendola più bella. Non riuscì a trattenere le lacrime e nemmeno volle trattenerle perché lui era anche lì dentro.

Hai ragione. Dovrei rimettermi a scrivere, lo so. Sono pessima. Mi sgrideresti e ne avresti tutte le ragioni.

Adele raccolse il libro, lo strinse forte al petto.

Nuovi personaggi cominciarono a far sentire la propria voce dall’abisso in cui li aveva rinchiusi, sopraffatta da un dolore prepotente. Per mesi, dopo la morte di Manuel, aveva cancellato dalla propria vita tutto quello che faceva parte di lei, anche la scrittura. Era come se nella tomba del suo uomo avesse rinchiuso anche il meglio di sé. Sapeva che lui non avrebbe voluto, ma non era riuscita a trovare il coraggio per salvarsi e continuare a vivere cercando di serbare dentro la gioia. L’unica energia che la animava era quella che impiegava nel cercare segni che le parlassero di lui e le indicassero la strada.

Accese il portatile e si ritrovò davanti alla pagina bianca e vuota del programma di scrittura. Senza nemmeno pensarci, iniziò a scrivere. Mesi di voci taciute emersero dall’abisso. Personaggi adesso liberi di muoversi, di parlare, di vivere iniziarono a materializzarsi senza fatica.

Nelle settimane successive la giovane donna scrisse un capitolo dietro l’altro. Il suo secondo romanzo era avviato, ormai. I suoi personaggi diventavano ogni giorno più palpabili nella loro autenticità. La facevano sentire meno sola. Scrivere le impedì di lasciarsi andare. Manuel sarebbe stato di nuovo fiero di lei, lo sentiva.

C’erano però vuoti che non riusciva a colmare, buchi che sarebbero rimasti e con i quali avrebbe dovuto imparare a convivere.

Per quanto le sue amiche Clara e Lucia cercassero di convincerla a uscire con qualcuno per provare a rifarsi una vita, lei scuoteva la testa di riccioli ribelli e sospirava. Non era il momento, né sarebbe andata a cercarselo. Credeva nei segni del destino, nelle coincidenze che la vita si divertiva a creare, per questo era fiduciosa. La sua priorità, adesso, era portare a termine il romanzo.

Un pomeriggio di inizio primavera scrisse l’ultimo capitolo. Una sensazione di compiutezza e serenità le invase l’animo. L’attendeva ancora la prova più ardua, quella della riscrittura e della correzione, ma dopo tanto tempo si sentiva felice. Adesso doveva lasciare decantare quella storia per un po’ prima di rimetterci mano.

Il giorno seguente organizzò un’uscita con Clara e Lucia nel centro storico. Non vedeva l’ora di condividere con loro quella bellissima sensazione. Si sentiva rinata, in sintonia con la propria vita e con il mondo. Al tramonto le tre donne si salutarono con un abbraccio, immortalando il momento con una foto scattata dal cellulare. Un sorriso pieno e riconoscente la illuminò.

Rimasta sola, camminò senza fretta lungo la via pedonale.

Amore mio, prova ad andare a dritto. La vita ha in serbo per te ancora tante sorprese meravigliose.

Invece di svoltare a destra e imboccare la solita stradina che prendeva sempre quando si trovava da quelle parti, Adele decise di allungare un po’ il percorso, rimanendo sulla via principale. Non si chiese il motivo, semplicemente aveva dato ascolto a una strana sensazione.

Negozi di abbigliamento in chiusura.

La strada sempre meno affollata.

Profumo di pizza calda dai ristoranti.

Vita, ovunque lei guardasse. Sorrise, inondata dai raggi del sole sul viso e tra i capelli.

‒ Adele!

Si sentì chiamare all’improvviso da una voce maschile. Si fermò e si voltò di scatto. Di fronte a lei, Alberto. Non si vedevano dai tempi del liceo. Un amore platonico mai confessato che aveva provato per anni. Arrossì e sentì il cuore battere più velocemente. Si abbracciarono come se fosse stata la cosa più naturale del mondo. Lui la guardò con occhi pieni di dolcezza e ammirazione. Avevano così tante cose da raccontarsi. Avevano tempo. Decisero di prendere un aperitivo e si diressero verso i bar della piazza lasciandosi alle spalle le loro ombre lunghe. Ridevano entrambi, proprio come ai tempi del liceo.

 Custodirò quest’ultima immagine di te:  fiera, forte, illuminata dalla luce del tramonto accanto a un uomo che saprà tenerti per mano lungo la strada. Ti porterò con me, Adele, ovunque andrò.