Rane di notte

Rane di notte

Rane di notte scalfiscono con le loro visioni un buio denso di afa sbiadita.

Stanotte è questo concerto acquatico a intromettersi nei miei pensieri in corsa.

Così mi fermo, in ascolto. Sorrido.

Rane; da tempo non le ascoltavo più, come fossero verdi custodi di ricordi spezzettati, sgretolati nella Via Lattea del tempo.

Ricordi di estati scomparse, dolci parentesi aperte nelle strade assorte e sonnolenti di campagna dove l’odore acre dei cassonetti di giorno si perdeva là, tra le foglie del grande fico sollevate dalla brezza azzurra donata dal litorale.

Chissà dov’è rimasta quella bambina diventata grande. Chissà cosa mi chiederebbe, cosa direbbe se potesse vedermi adesso.

Non so se riuscirei a trovare la loquacità e la scioltezza tipica delle rane nell’affrontare qualsiasi discorso. Non so nemmeno se lei si riconoscerebbe nel mio sguardo. Mi aspetterei qualche rimprovero, tre consigli e una carezza sulla guancia. So per certo che mi regalerebbe uno dei suoi libri più cari e forse la sua biglia portafortuna con dentro i mille sogni potenti che la animano.

E io? Cosa potrei donarle? Non è facile. Vorrei poterle dire di essere forte. E anche sensibile. Di difendere i più indifesi, a ogni costo, e a non smettere mai di sentire il cuore, il pensiero, il canto del mondo. Al di là di ogni tenebra.

Ma in fondo, lei già lo sa. Lei, già, è.

Mi direbbe: “Non mi dimenticare”, lottando con coraggio contro la sua innata timidezza e so già che l’abbraccerò forte a me per essermi stata d’esempio. Per avermi permesso di lasciarla andare mentre mi incamminavo verso altre direzioni, verso storie in divenire, senza un saluto, senza nemmeno accorgermi di aver smesso di osservare i fossi, le notti d’estate, man mano che crescevo.

Eppure sento che quella bambina è ancora con me, a sorridere mentre ascoltiamo insieme questo gracidare insonne.

Le rane, stanotte, mi proiettano altrove.