Eternità

Eternità

Per San Valentino non abbiamo mai festeggiato. Per noi valeva il giorno che ci siamo conosciuti e il 4 marzo, senza seguire le mode del momento. Pochi gli amici prima e dopo il matrimonio, celebrato per pochi intimi: noi e i testimoni. Poi ci siamo dati anima e corpo a realizzare un sogno la casa, quale primo obiettivo; e ci siamo riusciti. Casa che è rimasta sempre a porta aperta per tutti quelli che hanno potuto condividere un percorso di vita con noi, lontano dai clamori e dalle mode del momento, seguendo sopratutto i bisogni degli altri, rinunciando a qualcosa sempre.

Ma non abbiamo mai rinunciato a fissare in immagini i momenti più significativi. Quei tuoi occhi, in primo piano nelle foto dei nostri anni insieme, oggi sono come droga. Non riesco a farne a meno. Col passare dei giorni una sorta di dipendenza. Surreale guardarmi avanti, ora che non posso più specchiarmi nei tuoi occhi. Mi manca quella tua espressione così intensa. Mi manca la tua presenza, discreta. Ogni tanto, mi volto, nell’atto di confidarti qualcosa, di chiederti consiglio. Mi prende allora uno struggente senso di vuoto, un malessere profondo… l’amaro in bocca. Vorrei ritrovarti, almeno in sogno… ma non so o non ricordo. Faccio del mio meglio. Mi raggomitolo nella nostra posizione ‘fetale’, tu avvinta a me, le gambe in un groviglio inestricabile: è così che ci siamo addormentati per anni. L’avverto la tua presenza mentre ti chiedo consiglio, la tua opinione su tutto o quasi.

“Guarda mascherino” mi apostrofavi quando indugiavo con gli occhi su qualche bella sposa. Ora l’impressione è che tu sia rassegnata. Non so cosa si nasconda sotto quel tuo malcelato sorrisetto ironico. “Ma che intensità! – Ma come era bella!” alcuni commenti sul Web. Hanno ragione, anche se non del tutto, perché bella lo sei ancora per me. Per me nulla è cambiato. Nulla cambierei di quello che abbiamo fatto insieme nel corso di tutti questi anni, figlioli compresi. Magari ci fosse stato il tempo anche qualcuno di più. Per nulla al mondo cambierei lo scorrere dei giorni iniziando dal nostro primo incontro, era San Giuseppe, anno 1970. Quei primi fine settimana insieme, non solo a ballare, e le foto a ricordare i nostri giri nei dintorni di Pisa per l’unico piacere di stare insieme. Poi quel giorno con l’intento, forse riuscito, di meravigliarti quando ti portai a ballare al Principe a Viareggio. Credo fosse la fine del mese di marzo. Andò come prevedevo. Accolti come persone di casa dopo che ci avevo lavorato per due anni. Tavolino in prima fila e spumante compreso, tutto gratis. Pomeriggio particolare, importante, che abbiamo continuato a ricordare nel corso degli anni, concluso in macchina cantando una delle ultime di Sanremo. “Eternità” dei Camaleonti. Ben la ricordo ancor oggi perché istintivamente la canticchio ogni tanto. Ma quella sera, era un tardo pomeriggio, nella mia 500, te l’ho cantata integralmente con appena un filo di voce, te sdraiata, la testa sulle mie gambe, in vena di tenerezze. E così per rientrare a casa per l’ora di cena con i tuoi 18 anni da poco compiuti. Canzone che ci ha accompagnato nel corso degli anni, nei momenti più difficili, quando avevamo bisogno di rifugiarci in tenerezze. Ecco! Oggi non vorrei cambiare nulla, solo il finale.

Forse fortunati ad intuire che questo ultimo anno era per noi un’occasione irripetibile e così abbiamo cercato di viverlo. Intensamente, un giorno per giorno, come fosse l’ultimo. Fortunati, perché in quei momenti non facili, abbiamo avuto conferma entrambi del nostro sentire. Solo conferma. Nulla di nuovo. Ma tale per continuare ad affidarci l’un l’altra fino in fondo, fino alla fine. Quegli ultimi momenti, mano nella mano. La tua sempre più fredda. Le ultime confidenze.

Hai freddo? Senti dolore?

No! Ho tanta stanchezza. Mi sento male, mi sento andare via, Ma non dolore.

Poi ti sei come assopita.

Ti voglio tanto bene” ti ho sussurrato.

Anch’io” appena un flebile soffio di voce il tuo, appena percettibile. Poi più nulla fino alla fine.

Nel più assoluto silenzio della notte, quasi a volerti vegliare nel tuo ultimo sonno, dopo due Ave Maria, con prepotenza mi sono salite alle labbra i versi della nostra canzone; l’Eternità. Appena un filo di voce, ma sufficiente a ché tu la potessi sentire, te l’ho dedicata per l’ultima volta… parole e versi che sembrano scritti proprio per te, per questo tuo ultimo viaggio. Ogni tanto me la canto ancora illudendomi di averti ancora accanto.