Ricordi di un passato

Sposa, matrimonio

Ricordi di un passato

Oggi sono seduto qui, sulla nostra panchina a Erchie nella bellissima Costiera Amalfitana in piazzetta Sammarco a crogiolarmi al sole, con te accanto, come più di cinquant’anni fa. Lo sguardo si posa sulla spiaggia di questo magnifico borgo. Vedo il cielo specchiarsi nel mare: hanno lo stesso colore e quasi non riesco a distinguere l’orizzonte. Mi accorgo di due nuvole bianche vicine che tendono a limitare i raggi del sole. Se le osservo con attenzione, mi sembra di scorgere il profilo di noi due nell’intento di un bacio. È una sensazione di pace e di eternità della nostra vita. Ricordo quando siamo venuti qua la prima volta, eravamo appena sposati e avevamo deciso di andare in viaggio di nozze proprio sulla costiera amalfitana.

La serenità di questi luoghi, il profumo intenso dei limoni, sono impressi nella mia memoria ora come allora.

Guardo le maioliche con le quali hanno costruito la fontana e mi ricordano i colori vivaci che ti sono sempre piaciuti. Mi sembra di ritornare a quei giorni, la tua gonna a fiorellini rosa e quel cappellino di paglia, così di moda all’epoca, che portavi fiera per ripararti dal sole sempre intenso della costiera. Pensavo di essere l’uomo più fortunato della terra: avevo sposato una principessa, una diva di Hollywood. Eri e sei mia moglie. È vivo il ricordo di come camminavamo tenendoci per mano, quasi ad essere un tutt’uno.

Volgo lo sguardo verso di te «Amore, ti ricordi questa panchina?» Tu non mi stai nemmeno guardando, sei assorta nell’osservare un uccellino che sta mangiando le briciole di pane che hai lasciato cadere sul parapetto del muretto. Sei seduta accanto a me ma è come se fossi lontana. Non mi riconosci quasi più eppure ti sto vicino da tantissimi anni. Quasi due anni fa hai iniziato con non ricordarti piccole cose: il nome di nostra nipote o la data di quando nostra figlia si è sposata. Non avevamo dato tanta importanza a quei piccoli cambiamenti. Con molta ironia ci dicevamo a vicenda: ormai stiamo diventando vecchi. Invece gli ultimi due anni sono diventati per me un calvario. Dopo i primi cambiamenti, sei diventata scontrosa. Hai iniziato a sospettare che io e nostra figlia tramassimo qualcosa contro di te. Un pomeriggio come oggi sei anche scappata da casa. Eravamo tutti in forte apprensione fino a che non ti abbiamo trovata al parco ad osservare «gli uccellini fare il bagnetto» come ci ha detto. Spesso non mi riconosci: sono diventato ormai quasi un estraneo. Ogni giorno devo curarti, lavarti e prepararti come facevamo tanti anni fa con i nostri figli.

I medici mi hanno detto che la malattia è progressiva e che l’unica cosa da fare è cercare di farti rivivere dei momenti felici, perchè forse i tuoi ricordi possano in parte ritornare. Ecco perchè ho deciso di portarti qui. Provo nuovamente a chiederti «Ti ricordi quando siamo venuti qui? Ti ricordi quando abbiamo visitato la bellissima città di Amalfi con la sua cattedrale e le strette vie?». Questa volta giri lo sguardo verso di me e dici «Ma tu chi sei?» Mi viene da piangere anche se sono un uomo. La forza dell’amore che provo per te mi porta a continuare a ricordare e ti chiedo «Ricordi Ravello, con le sue terrazze e i profumi intensi dei limoni in fiore? Ti piace il limoncello?» Tu, come fanno i bambini, metti l’indice sulla guancia e mi dici «Buono il limoncello! Ne vorrei bere, ho sete.»

Nel cuore riprendo ad avere una nuova flebile speranza.

Mi alzo e mi avvicino al bar vicino e chiedo due granatine al limone. Il profumo è intenso e la bibita mi disseta anche delle amarezze della vita.

Torno alla nostra panchina e guardo il mare che si infrange sulle alte scogliere. I flutti d’acqua sembrano proprio come la forza della vita; a volte sembra mancare, come quando l’onda si allontana dalla terra, per poi ritornare e con forza sbatte sulle rocce con fragore; così la forza della vita ti aiuta a superare le difficoltà. Questo per noi è un momento molto difficile. Io sono qui, ma tu dove sei? Fisicamente mi sei accanto, ma la tua mente è così lontana che non riesco più a comunicare con te.

È difficile pensare al futuro e allora mi aggrappo al passato, ai momenti felici passati. E’ iniziato tutto qui. Ho il ricordo nitido di quando, seduti qui su questa panchina, ci siamo scambiati nuovamente le promesse. Ti ho baciata e tu mi hai sorriso. Eravamo veramente felici. Quando siamo tornati a casa tu già aspettavi nostra figlia e la nostra esistenza si è riempita di nuova vita.

Mi rimane il tuo sorriso che ancor oggi vedo quando ti sorprendi per le piccole cose: un bimbo che dorme nel passeggino con il suo immancabile ciuccio, un cagnolino che cerca una carezza. Sembri ritornata bambina, ma io continuo ad amarti intensamente. È per questo che ho deciso di tornare qui su questa panchina e voglio ricordare le promesse fatte più di cinquant’anni fa “Io Marco prendo te Marta nella gioia e nella malattia e prometto di amarti e onorarti per tutti i giorni della mia vita”.