Se solo potessi dirti

Auto sportiva lungo statale

Se solo potessi dirti

Avverto ancora quel forte retrogusto acidulo, dolciastro in bocca, come di frutta prematuramente marcita. Lo schianto è stato devastante. Un boato improvviso, poi quell’odore di olio bruciato e benzina. Assurdamente lo stereo dell’auto continuava a suonare quella melensa raccolta di successi di Elton John. Infine il buio, inaspettato.

Eppure ora vi vedo. Di nuovo vi vedo e il vedervi mi riempie di una strana euforia. Ci sei anche tu mamma e come sei bella nel tuo vestito blu, lo stesso che portavi al mio matrimonio; ti ricordi? Non preoccuparti, non mi vedrai piangere, avevi sussurrato… E non avevi pianto, nemmeno una lacrima era scesa sul tuo volto; sorridevi persino. Anche se Stefano non ti piaceva, anche se in cuor tuo eri convinta che stessi facendo uno sbaglio, sposandolo. Ma tu sorridevi! Eri lieta per me.

Smettila di accarezzarmi i capelli però, ti prego. Dai, guarda quanta gente che c’è… Non lo fare: mamma non piangere proprio ora. C’è Stefano che ti osserva. Ricomponiti per favore.

Lo vedi il mio fratellino prediletto, dietro al divano, che guarda fuori dalla finestra? Io lo conosco bene e so che odia stare qui in questo momento. Il mio adorato, asociale fratello, preferirebbe essere nei suoi boschi ora, tra i sentieri nascosti, seguendo i richiami degli esseri appena celati che solo lui sostiene di poter percepire.

E forse avverte realmente qualcosa, come delle presenze; oggi riesco a percepirle pure io. Potrebbe persino parlarmi ora mio fratello, se volesse. Io comunque lo sento vicino questo pomeriggio, più vicino di ciascun altro, anche se il suo sguardo non si posa su di me e la mente sembra perduta oltre i vetri della finestra. Qualcuno lo considera disturbato, ma io so quanto vale e avverto l’affetto che prova per me. Non ci siamo parlati spesso ultimamente, eppure quando è successo nei suoi occhi io ho visto interi mondi di luce e di comprensione. Come neppure il tuo prete e la tua chiesa hanno mai saputo suggerirmi, mamma.

Guarda invece Sofia, la mia migliore amica, la vedi come si tormenta in un angolo della stanza? Non temere Sofia, le parole che hai gridato quella sera sono solo suoni inarticolati ora: non ne ricordo nemmeno il senso. Mi accusavi forse di fare gli occhi dolci al tuo uomo? Sbagliavi, non era lui che mi interessava. Succede, quando la sera è troppo fredda e le parole diventano di ghiaccio e restano come scolpite nell’aria. Ma poi alla prima brezza tiepida si sciolgono e di loro resta ben poco, forse solo una vaga memoria sgradevole.

Di noi due invece rimane qualcosa di molto simile alla vera amicizia, i discorsi confusi, troppo grandi per essere realmente compresi, i nostri viaggi, le risate incontenibili sulla spiaggia, quando la vita assomigliava ad uno splendido cerchio di luce e la giovinezza era un castello di possibilità che non ci avrebbe mai abbandonato.

E finalmente Stefano, marito mio, eccoti di nuovo qui che ti fai largo tra i miei amici e i nostri parenti e regali un sorriso di  condiscendenza a mia madre: questo vestito che indossi non te lo avevo mai visto, sai? Ti sta bene, come sempre. Deve essere nuovo, volevi farmi una sorpresa? Non ci sei riuscito. È che sei un poco prevedibile, te l’ho sempre detto. Ma non è grave, non te ne ho mai fatto una colpa, e come avrei potuto? Faceva parte del ruolo che ti eri scelto, quello di marito premuroso, responsabile, avveduto.

Quando avevo bisogno di aiuto, tu c’eri, sempre; non lo dimentico. E forse a modo tuo mi hai anche voluto bene. Peccato quella freddezza che sempre intuivo anche nei i tuoi gesti più premurosi. Vedi, anche ora che ti chini verso di me e mi accarezzi teneramente la spalla, nei tuoi occhi leggo qualcosa di lontano, come se una barriera nascondesse quello che in realtà provi. Non vuoi toglierla questa barriera, nemmeno ora… E perciò scostati, lasciami respirare!

Ci sono i vicini di casa da intrattenere, non li vedi come sono imbarazzati? Si aspettano forse due parole da parte del capofamiglia. Potresti rassicurarli, senza scordare di ringraziarli per essere venuti. Vai, da bravo. Che ora sta entrando ancora qualcuno nella nostra sala, un nuovo ospite.

È lui. Temevo che venisse. Allo stesso tempo lo desideravo con tutta me stessa. Quel pazzo fottuto è venuto! Mamma non te l’ho mai presentato, tu non sai nemmeno chi sia. Mi spiace, ma forse non ti sarebbe piaciuto (fratellino, invece a te sì!).

Guarda come è vestito: un giubbetto in jeans celeste portato sulla nuda pelle. Nemmeno una t-shirt s’è messo! I peli del torace che fuoriescono dal primo bottone slacciato, biondi come i suoi capelli. Sei bello come un sogno Alessio: e forse ti sto veramente sognando.

Mio marito ti sta guardando sbigottito. Non sa cosa fare, forse pensa tu sia un intruso. Sei proprio te Alessio, pazzo figlio di puttana, e mi sorridi avvicinandoti.

Potessi stringerti a me! Quanti momenti ebbri di bellezza abbiamo vissuto insieme, pur nascondendoci dal mondo intero. Ora mi sei sopra e mi guardi con quei tuoi occhi enormi di bimbo sapiente. Ti chini a sfiorarmi le labbra: come è dolce questo attimo infinito. Un semplice gesto d’amore il tuo… eppure osserva come sta spazzando via da questo ambiente soffocante le espressioni vacue, gli occhi sfuggenti, le parole sussurrate, conformi e vuote. Hai portato un soffio di vita, indecente e oscena, amore mio.

Ecco, ora anche Stefano ci guarda in modo diverso: un’ombra di consapevolezza gli orienta il volto. Si contiene, contrae appena la mano che tiene abbandonata sulla coscia. Mi dispiace vederlo così, sta soffrendo. Ma noi Alessio, noi siamo un’altra cosa, ed è questo il momento giusto per dirti quello che mai ti ho detto.

Ma deve esserci qualcosa di strano; io non riesco a parlarti. Le mie labbra non si muovono… La mia bocca è come serrata. La voce, muta. Perché non riesco a dirti le parole che sento nascere dentro di me? Pensavo mi fosse concesso parlarti un’ultima volta.

Vorrei sussurrarti che ti amo e solo te amo e sempre ti ho amato. Ora che sono ancora in tempo, adesso che sei qui vicino a me. Se almeno tu potessi guardare quello che ho scritto per te nei miei occhi… Io non riesco ad aprirli.

Vorrei ci guardassimo ancora. E invece c’è come un’ombra che ci allontana. Non te ne andare! Tutto di nuovo sta diventando buio. Perché ve ne andate tutti? Aspettate. Non ancora! È la mia festa questa sapete? È il mio crudele, meraviglioso, irripetibile funerale.