Il migliore amico dell'uomo

Cane

Il migliore amico dell’uomo

Dopo anni in cui mia moglie mi invita a dimagrire, ho sempre nicchiato. Ora ho deciso che è arrivato il momento di provarci. Ho scoperto che il modo più semplice sia quello di camminare. Ogni giorno raggiungo il mio posto di lavoro a piedi. Passeggiare mi permette di pensare, di riflettere e di dimagrire.

Camminando osservo le persone che incontro e ormai mi accorgo come ogni mattina ci sia un numero maggiore di cani che di persone. Vedo soprattutto donne che portano i loro amati cuccioli a “liberarsi” sui marciapiedi. Si incontrano tra loro e si raccontano cosa fanno di amorevole i loro cuccioli. Con modi che definirei “mammeschi” raccolgono e gettano nei cassonetti i bisognini e chiamano i loro beneamati che portano nomi stucchevoli  e vengono richiamati continuamente perché non si allontanino come si farebbe con un bambino ai primi passi.

Ieri ho incontrato la solita signora, ha circa sett’anni ed è soprannominata da me “Carnevale”. Il nomignolo gliel’ho affibbiato per come si concia fuori “stagione”: minigonna ascellare in pelle e scarpe tacco dodici con le quali cammina sfidando le leggi della fisica sui marciapiedi di porfido. Il colore dei capelli cambia continuamente. Si va dal viola al rosa shocking.

Quando l’ho incontrata aveva il suo barboncino in braccio per fargli attraversare la strada. La paura che fosse investito o che si sporcasse le zampine sull’asfalto intriso di olio lasciato da qualche auto da rottamare, era il suo cruccio.

Ci sono giorni in cui vedo questi poveri animali vestiti quasi come umani, perfino indossano calze sulle quattro zampe perchè non prendano freddo. La cosa più curiosa che ho visto è il cane portato a passeggio in passeggino, si vede per non farlo stancare. Insomma ho l’impressione che stiamo personalizzando troppo questi animali amici dell’uomo.

Questa sera ho deciso di chiudere prima l’ufficio e di rientrare a casa in tempo per vedere la partita di calcio. Appena esco mi sembra di vedere qualcosa di strano ma non capisco di cosa si tratti.

Faccio i miei primi trecento metri e noto come non ci sia nemmeno una persona per strada. A guardare meglio non ci sono nemmeno automobili che corrono. Sembra quasi che tutta la città sia stata abbandonata. Ho l’impressione che le luci dei lampioni illuminino meno del solito e questa situazione non mi lascia tranquillo. Allungo il passo e poco dopo vedo un cane che mi si avvicina. Alla luce del lampione e in lontananza sembra un barboncino come quello di carnevale ma il colore sembra a macchie anziché il bel bianco che osservo ogni giorno. Il cane si avvicina e mi accorgo che al collo ha un guinzaglio penzolante. Appena mi si avvicina scorgo proprio il collare del barboncino che incontro ogni giorno; ma il suo pelo è macchiato di sangue fresco. Mi metto sulla difensiva e visto che ho un ombrello lo brandisco come una clava. Il cane mi ringhia e mostra tutti i denti sporchi di sangue. Sembra un assatanato e pronto ad assaggiare i miei cuscini dell’amore ed io per mia sfortuna di carne ne ho ancora molta. Non so che fare, cerco di spostarmi di lato e di proseguire verso casa. Il cane mi fissa e sembra che da un momento all’altro voglia attaccarmi. Una voce di un ragazzo urla nel silenzio e cerca aiuto. Vedo che è rincorso da almeno cinque o sei cani, tutti con la stessa espressione del barboncino. Lo raggiungono e ringhiano forte. Il barboncino distratto da quel gruppo di cani affamati si dirige verso di loro e mi permette di scappare. Non corro per paura che gli altri cani vengano verso di me, ma cerco di allontanarmi dalla luce del lampione. Mi rifugio accanto ad un’auto ferma davanti ad un bel condominio. Mi accuccio e da lì osservo cosa succede al povero ragazzo. I cani l’hanno accerchiato ed iniziano ad assalirlo. Sento ossa che si spezzano e urla lancinanti; vedo schizzi di sangue che riempiono la strada. Più sangue esce e più i cani sembrano eccitarsi. Poi non si sente più nulla ed io comincio ad aver paura. Mi rialzo e qualcosa mi viene addosso. È un braccio staccato che penzolava dal finestrino rotto dell’auto. Non me ne ero accorto prima, guardo dentro l’abitacolo e vedo quel che resta della signora Carnevale. Sta morendo dissanguata e con le labbra sembra che tenti di chiedere aiuto. Cerco rifugio nel portone semi aperto di quel condominio e salgo la prima rampa di scale. Ormai penso di essere al sicuro e non mi accorgo che stanno scendendo almeno setto o otto cani. Il più piccolo sembra un pastore tedesco. C’è anche un alano. I loro ringhi mi fanno rizzare tutti i peli del corpo. Ho l’impressione che i miei capelli siano diventati bianchi dalla paura. Sono immobile ed impotente, lascio anche l’ombrello sperando che questa mia sottomissione mi salvi. La paura ormai si è presa tutto di me. Vengo investito da questi cani impazziti come se fossi andato da un camion; poi più nulla.

«Tesoro? Tesoruccio? Ti vuoi alzare oggi? Devi portare subito fuori Fuffi. Non vorrai che faccia i suoi bisognini sul tappeto che ci ha regalato mia madre?».