Paradiso salvifico

Paradiso salvifico

“Mi è sembrato di vivere in un sogno. Grazie amore mio, questa è stata la vacanza più bella della mia vita…”, Lena smise di guardare il tramonto avanti a sé, quella palla di fuoco che ora si tuffava nell’oceano e allungando il braccio trovò il viso di Marco che le sorrideva felice. Lo accarezzò.

“Perché parli al passato? Siamo ancora qui fino a domattina, abbiamo ancora tutta la notte davanti a noi…” e malizioso le carezzò anche lui il viso, per poi scendere audace lungo il collo e infine sui seni. Lena ricambiò quel sorriso e avvicinandosi lo baciò con trasporto, nonostante non fossero più dei ragazzini, non avevano perso la passione di un tempo.

Intanto i colori del tramonto si spargevano tutt’attorno e sopra loro nella quiete della sera, e in sottofondo il rumore delle onde e il verso acuto dei gabbiani. Marco aveva deciso di festeggiare il loro venticinquesimo anniversario di matrimonio in quell’isola sperduta e disabitata nell’oceano. Due settimane completamente soli. Nessuno tranne loro. Il bungalow, un frigorifero fornito di ogni ben di Dio, champagne come se piovesse. A disposizione un telefono collegato h24 con un hotel a venti miglia, dove efficienti tuttofare avrebbero assecondato ogni loro richiesta.
Fecero l’amore sul bagnasciuga, mentre l’oceano li accarezzava lento, solleticandoli e offrendo loro un altro magnifico ricordo per i giorni a venire.

“Dobbiamo chiamare lo Staff per sapere a che ora verranno a prenderci domattina…” fece infine Lena mettendosi seduta e poi in piedi per recuperare il telo poco distante. “Sì, hai ragione, anche se immagino non verranno prima delle undici. Vado a chiamare”. Marco si alzò e si diresse nel bungalow. Dopo una manciata di minuti tornò con un viso crucciato. “Non mi risponde nessuno…è molto strano, sono aperti h24…” “Prova all’Agenzia” Marco annuì e compose il numero. Rimase in attesa lunghissimi secondi, facendo no col capo come a dire che nessuno stava rispondendo. Alla fine attaccò. “Che sarà successo? Lo sanno quanto hai pagato…”, “Non ci allarmiamo. Vedrai che non è nulla. In fondo sono giorni di vacanza anche per loro. Domattina ci svegliamo con calma, facciamo colazione e ci facciamo trovare pronti per le undici”, disse Lena, e di nuovo propositiva lo baciò sulla guancia.

L’indomani fecero esattamente come si erano ripromessi. Intorno alle undici erano vestiti da viaggio, con le quattro valige ricolme al seguito. Si erano posizionati proprio davanti al bungalow, dove due settimane prima un elicottero li aveva lasciati. Passarono dieci minuti, poi venti, poi trenta. “Tutto questo non è normale…” fece Lena improvvisamente allarmata. “No, te lo dicevo io…”. Si frugò nelle tasche, recuperò il cellulare e compose i due numeri forniti a inizio vacanza per ogni evenienza. “Nulla, non risponde nessuno” disse, continuando a tenere il telefono attaccato all’orecchio. “Ma c’è un messaggio? Da occupato? Segnala un guasto?”, “Nulla di tutto questo. Ah, aspetta…” . Marco rimase in attesa, e intanto il suo volto assumeva una strana espressione, misto allarmato e sconcertato. “Pronto? Pronto? Mi sentite?”. Alzava la voce, ma nessuno si degnava di rispondere. Poi chiuse. “Che è successo?”, fece Lena, “Mi è sembrato che qualcuno alzasse la cornetta, ma…che strano, io…io ho sentito dei versi strani, come dei grugniti. Non c’era nulla di umano in quella voce. E’ stato terribile Lena. I versi più tetri e agghiaccianti che abbia mai sentito…”. “Chiama l’Agenzia” fece lei secca. Marco eseguì. Paradossalmente avvenne la stessa identica, macabra cosa. “Senti, non lo abbiamo fatto per due settimane, forse è il caso di accendere la TV, magari è successo qualcosa e non lo sappiamo…”. Corsero nel bungalow e accesero quel monitor immenso che per tutti quei giorni era stato spento. Cercarono un telegiornale, uno qualunque in qualunque lingua. Finalmente lo trovarono. Non fu semplice perché la maggior parte dei canali non si prendeva. La cronista allarmata parlava di una strana epidemia che si era diffusa negli ultimi dieci giorni, era un virus che rendeva le persone apparentemente apatiche, le faceva regredire cerebralmente, e le portava ad uccidere altri uomini mordendoli sul collo, diffondendo così il morbo. La cronista paragonò le persone colpite da questo virus a degli zombie, e ammoniva chiunque fosse ancora sano a raggiungere un luogo sicuro al più presto. Mentre parlava improvvisamente urlò, qualcuno iniziò a camminare lento verso di lei, che impossibilitata a scappare fu raggiunta e morsa sul collo. Quando si riprese era strana, aveva gli occhi sbarrati e il sangue che le usciva dalla bocca, . Lo spettacolo fu tremendo e Lena e Marco a stento riuscirono a non vomitare. A quanto pare il mondo era stato invaso da quegli esseri mostruosi.
Lena si portò una mano alla bocca. “Andrea!” urlò, non riuscendo a trattenere le lacrime. Intanto Marco stava già componendo il numero di cellulare del figlio. Il telefono squillava a vuoto. Nessuno rispose. Marco riagganciò. Si guardarono disperati e si strinsero forte. Piansero per un tempo incalcolabile, in quel paradiso che silenzioso assisteva impassibile a quell’agghiacciante scenario a solo poche miglia da lì.
“Che faremo ora?” chiese Lena in lacrime. Marco l’abbracciò, “Qui siamo al sicuro. Abbiamo cibo in abbondanza e quando finirà impareremo a procurarcelo. Vedrai ce la caveremo”, la strinse forte a sé e la baciò sulla fronte. I prossimi anniversari li avrebbero passati ancora lì, e considerata la bellezza di quel luogo, tutto sembrò più lieve.