Caduta libera

Notte stellata

Caduta libera

A Hank, ora, appariva tutto distorto. In caduta libera hai poco tempo per riflettere, per elucubrare pensieri, mentre il tempo ti scorre accanto come un vecchio compare.

Avete mai sognato di volare? Di cadere da una altura?

Oniricamente parlando è una bella sensazione, pensò l’uomo, ma nella realtà è tutto diverso: non ti rimane che maledire l’orribile corrente d’aria, che tagliente e algida, continua impetosamente a bruciarti il viso come gelidi tizzoni ardenti.

Il corpo, sorretto dall’impetuosa forza di gravità, nel frattempo continuava a cadere, grave sospeso in uno spazio finito, nell’infinito lasso di tempo prima di una morte annunciata.

“La sanità mentale è un’imperfezione”, Hank non ricordava chi l’avesse scritto, ma concordava con quanto fiato gli restava in gola; e gliene restava davvero poco. Sentiva la follia scorrergli dentro.

“Ci siamo”, pensò, mentre un brivido violento gli percosse la schiena procurandogli nessun dolore: “tra poco tutto acquisterà un senso o forse lo perderà per sempre”.

Era una notte da lupi, e la luna faceva capolino da sopra la vallata, incurante di ciò che di lì a poco sarebbe inevitabilmente accaduto.
La terra dall’alto guadagnava corpo, prepotente ora minacciava i nervi di chi aveva voluto baldanzosamente sfidarla, poi uno strappo sordo ruppe il silenzio di quella landa desolata.

“PORCADIQUELLAMISERIALADRA, forse me la sono cavata! CAZZO!”, recriminò energicamente l’anziano, mentre la possente corda faticava a riportarlo su, strattonandolo come formaggio da stagionare: “Questa è l’ultima volta che mi convincono a fare bungee jumping! MALEDETTISSIMI IDIOTI!”

Dall’alto si udirono applausi e grida divertite, il vecchio era stato finalmente svezzato al divertimento estremo.