Il senso della vita

Il senso della vita

Otto e mezza del mattino, traffico, smog, imprecazioni e bambini frignanti davanti scuola. È una mattina di inverno. Il sole, mite, tenta una impudente penetrazione ai danni di frigide nuvole grigie.

“Driin, driin” squilla il cellulare, sbilenco, sul supporto di plasticaccia cinese fissato sul cruscotto del grande SUV nero, il quale, a differenza della mamme in tiro, è un pochino opaco.

Numero anonimo. Gianni risponde.

“Pronto?”

…”G…Nnnn!”

“Pronto! Chi è?!?”

Dalle casse dell’auto, una voce calda e profonda tenta di fendere l’ambiente con un suono basso, solenne, lottando vistosamente contro le evidenti difficoltà tecniche che ostacolano il topico momento.

“Sono Dio, Gianni… “, questa volta il vocione riesce a permeare l’abitacolo con il suo tono caldo e avvolgente.

“Io chi?”

“Non IO, DIO!”

“D…D…Dio…”, biascica l’uomo, fervente credente e osservante.

“Tuo signore e padrone. Dopo tua moglie, si intende.”

“Già.”

“Gianni! Sei stato scelto! Tuo è il fardello di rimettere i peccati del mondo e dare un senso a ogni cosa. Il predestinato a conoscere il significato di ogni umana vicissitudine, presente, passata, futura, imperfetta e anche trapassata remota!”

“Uh. Oh. Gran bella notizia. Senza offesa Padre Celeste, ma l’ultima volta non è andata benissimo.”

“Non mettermi anche tu in croce con questa storia.”

“E di grazia, come potrei umilmente servirla mio Signore?”

“Diffondi il verbo: segna ciò che sto per dirti! Stai segnando?”

“Momento, la penna… ecco.”

“Oggi è il giorno in cui il velo dell’incoscienza verrà sollevato. In questo giorno cruciale ho deciso di raccontare all’umanità il vero motivo per cui vaga in questa plaga di mestizia!”

“M…m…mi dica, sua Santità…”

“Quello è il papa.”

“Mi scusi.”

“Ebbene Gianni, un po’ mi vergogno a dirlo.”

“…ma lei è l’onniscienza, Signore, l’essere perfetto per definizione! Passato, presente, futuro e gerundio presente! Non indugi, la prego.”

“Ero sbronzo.”

“Bon.”