L'ascensore

L’ascensore

“Dài spingi! Più forte!” ansima Adele.
“Aspetta, non riesco a muovermi!” protesta Gianfranco.
“Provo a girarmi”
“Sì, ma togli quella gamba di là!” scatta Gianfranco, che si sente un po’ tirato in questa situazione.
Adele gli piace un sacco. Quando ha fatto capire a Gianfranco in modo spudorato quello che voleva da lui, Gianfranco non si è voluto tirare indietro. “Ma che fine ha fatto la tua voglia di fare l’uomo?”
“Eh, ho capito, ma hai visto quanto è piccolo l’ascensore?” In effetti Gianfranco è piuttosto grosso. Non prestante, ma sicuramente ben piazzato; Adele lo aveva scelto apposta per quello. “Lo stiamo anche tenendo occupato da un bel po’” continua lui.
“Gianfranco lo so, ma ti pare il momento di fare questioni sull’utilizzo dell’ascensore? Quando c’è un urgenza di questo tipo,
non è che una sta tanto a ragionare. Dài concentrati, se ora afferri per bene…”
“Sì, d’accordo. Così direi che va bene, no?”
“Oh, finalmente!”
Si accende la spia rossa sulla pulsantiera.
“Adele, qualcuno sta chiamando l’ascensore!”
“Proprio ora che finalmente c’eravamo! Dài sbrigati, fai più forte!”
“Eh, il problema credo sia l’attrito!”
“Dài che sento che ci siamo! Sbrighiamoci prima che qualcuno scenda a vedere cosa sta succedendo!”
“Sì in effetti qualcosa si muove!”
All’improvviso si sente una voce provenire dalla tromba delle scale. È il ragionier Cunegatti. La recente pensione e la mancanza di affari suoi da farsi lo spingeva ad occuparsi in prima persona di qualsiasi cosa succedesse nello stabile: “Che state facendo, disgraziati! Ma vi pare questo il modo di usare l’ascensore? Una cosa che deve essere usata da tutti, pure dai bambini!”
“Sbrigati prima che scenda!” Adele incita Gianfranco.
“Fatto! Mio Dio, non pensavo di riuscire a farlo entrare” dice soddisfatto Gianfranco.
Il mobile della cucina era stato infilato al centimetro nel vano dell’ascensore.
“Che fatica, ma ne è valsa la pena” sospira Adele sudata.
“Sigaretta?”